L’illustrazione mi permette di rappresentare una seconda realtà attraverso le immagini e mi dà la possibilità di raccontare una storia attraverso un mio stile personale, in una chiave soggettiva che possa essere percepita da chi guarda i miei lavori, ma allo stresso tempo gli permetta di poterne costruire una percezione e visione propria. Ogni tipo di storia deve adeguarsi al mio stile la cui tipicità stilistica è di tipo grottesco, ossia caratterizzato da raffigurazioni di esseri ibridi e mostruosi, chimere, spesso ritratte quali figurine esili ed estrose, che si fondono in decorazioni geometriche e naturalistiche, su uno sfondo generalmente bianco o comunque monocromo. Nello stile grottesco le figure sono solitamente molto colorate, nonostante i soggetti siano sempre minuti e un po’ calligrafici; nei miei lavori, avvicinandomi a quello che è il mio gusto e per una scelta personale, solitamente i soggetti sono in colore nero, risultandone dunque lavori in linea di colore nero su sfondo bianco che fanno in modo che le linee stesse nei tratti più marcati così come in quelli più fini siano accentuati e alcuni dettagli delle immagini siano evidenziati.

La scelta di utilizzare la tecnica di incisione deriva dal fatto che ho maturato forte interesse per questa tecnica artistica, concentrandomi su di essa con passione a livello pratico, inoltre mi è piaciuta la possibilità offerta dall’utilizzo della matrice di poter riprodurre in molteplici copie il mio lavoro, riproducendolo talvolta in diversi colori e con la possibilità di riprodurlo nel tempo. Questa possibilità dà una idea che i miei lavori potendo perdurare nel tempo non muoiano mai.

Penso che all’inizio del mio percorso accademico la sensazione che avessi fosse stata di quanto potesse essermi eventualmente difficile a livello personale trovare un senso grafico, uno stile che mi appartenesse e che mi potesse dare l’entusiasmo di rendere a pieno, a livello figurativo, una espressione chiara delle mie azioni e delle mie scelte.

Le esperienze fatte sono state molteplici, a vari indirizzi, tali da stimolare le mie scelte e i miei pensieri, suggerire i miei desideri al fine di esprimerli al meglio quindi giungendo in modo particolare al termine di questo anno a dare forma ad un mio stile personale, anche diversificato a livello pratico, avendo una possibilità più consapevole di mettermi in gioco con diversi strumenti sulle diverse tecniche e in alcuni casi provando a creare alcune sinergie personali tra le caratteristiche delle varie tecniche apprese.

Ho trovato interessanti anche per esempio i suoi studi sugli alberi, dalla sua minuziosa attenzione alla torsione della loro corteccia fino alle loro radici, da questa stessa minuziosa attenzione è partito il mio studio che esprimendo le figure, con quello stesso legame dalla corteccia alle radici, è stato in grado di determinare una evoluzione costante e ed trasmettere una vitalità sempre crescente e meticolosa della mia espressione.

 

L’ILLUSTRAZIONE: LE TECNICHE

Le tecniche di illustrazione in metodologie principali possono essere sintetizzate come segue:

– INCISIONI E DISEGNO: là dove le incisioni possono essere di riproduzione o di invenzione ed il disegno rappresenta un motivo che l’artista si pone di illustrare.

– XILOGRAFIA: mentre la miniatura aggiunge alla pagina la xilografia toglie del materiale da una tavoletta di legno. Si tratta di un procedimento di stampa con matrici lignee, incise a rilievo. Il libro xilografico o “tabellare” era un libro stampato con una matrice ottenuta da blocchi in legno in cui sia il testo sia le illustrazioni erano incisi a mano, con ogni pagina stampata da un unico blocco.

– CALCOGRAFIA: Nella calcografia l’incisione è praticata su una lastra di metallo e l’inchiostro si deposita negli incavi, cioè nelle parti incise e non sulle parti a rilievo come nella xilografia. Con la pressione esercitata dal torchio, l’inchiostro contenuto nelle parti scavate si trasferisce sul foglio.

– LITOGRAFIA: La litografia è una tecnica di produzione meccanica delle immagini. Il termine litografia deriva dal greco lithos = pietra e ghraphé = scrittura. La stampa litografica, in origine, veniva ricavata da una matrice di pietra, solo più tardi anche da lastre di metalli porosi come lo zinco e l’alluminio.

– FOTOGRAFIA: Riproduzione fotochimica di immagini captate da una camera oscura. Nasce nel momento in cui l’immagine viene sottratta alla camera oscura tramite il fissaggio chimico e può essere fatta circolare in molte copie. (Rimangono in questo caso in realtà ancora vaghi i confini della definizione: l’illustrazione comprende solo i disegni o anche le fotografie? O solo le fotografie ritoccate, con effetti che le avvicinano al disegno? )

 

MODALITA’ OPERATIVE DI TECNICHE DI INCISIONE

Dalla mia esperienza personale di applicazione delle tecniche artistiche di incisione risulta prevalente l’utilizzo delle due tecniche più comuni, INCISIONE AD ACQUAFORTE ED INCISIONE A PUNTASECCA, le quali entrambe prevedono la preparazione di una matrice di lavoro e partendo da essa la stampa del lavoro stesso con l’utilizzo di un torchio di stampa a pressione, quindi ottenendo copie diverse partendo dallo stesso disegno, ma presupponendo una stampa di copie limitate dello stesso.

 

INCISIONE AD ACQUAFORTE (Tavole in Cartella Lavori)

L’acquaforte è la prima tecnica indiretta di incisione in cavo e la più usata come mezzo espressivo dagli artisti antichi. In particolare l’origine del suo nome si fa risalire al MedioEvo, periodo in cui si usava l’acido nitrico (in Latino aqua-fortis, definizione medioevale degli antichi alchimisti) e pare fosse utilizzata per incidere fregi e decorazioni su armi e armature.

La differenza rispetto alle altre tecniche di stampa sta nella preparazione e nell’uso della matrice. Le modalità operative sono:

L’acquaforte ha come matrice una sottile lastra di rame o zinco perfettamente levigata.

– La lastra viene pulita da eventuali residui di grassi.

incisione_tecnica_1

– La lastra viene poi ricoperta con una vernice grassa apposita o cera per acquaforte, resistente all’acido nota come “vernice all’asfalto”.
Si tratta infatti di un composto di asfalto, resina e cera. Il composto viene poi annerita con nerofumo per rendere la cera più resistente all’azione degli acidi e più visibili i segni.

incisione_tecnica_2

 

L’immagine viene incisa su questo composto una volta asciutto, quindi eseguendo il disegno con punte di acciaio appuntite di varie dimensioni e forme che attraverso l’incisione lasciano sui tratti del disegno elaborato il rame scoperto. Il disegno può essere fatto direttamente su piastra o prevedere degli studi preliminari su carta, che sono da pensarsi solo come bozze.

Si proteggono le rimanenti parti scoperte (margini e la parte posteriore), con una vernice inattaccabile dagli acidi. La lastra viene poi immersa in un bagno di acido diluito: gli acidi più in uso che si trovano senza difficoltà in commercio sono l’acido nitrico e il percloruro di ferro. Il nitrico si usa quasi esclusivamente per lastre di zinco, il percloruro per quelle di rame e di ottone.

In questa immersione le parti non protette dalla vernice all’asfalto che rappresentano il disegno stesso vengono intaccate dall’acido, e si producono dei solchi nel metallo. Da bagni più o meno prolungati risultano solchi più o meno profondi.

L’acido corrode, il metallo solo nelle zone in cui manca la vernice, mentre il resto della lastra rimane intatto. Questa fase può essere eseguita anche a più riprese, scoprendo man mano le parti da incidere, in modo da ottenere solchi più o meno profondi. Si rimuove quindi la vernice rimasta sulla lastra con acquaragia. Si procede quindi all’inchiostratura con un tampone o un nastro e si prosegue pulendo la lastra. In questo modo, si rimuove l’inchiostro superficiale, ma non quello depositato negli incavi ottenuti dalla corrosione dell’acido.
Tramite un torchio si pressa la lastra sulla carta umida, la carta assorbe l’inchiostro, e su di essa si riproduce l’immagine rovesciata dell’incisione.

Nella stampa finale risultano più scuri i tratti che sono stati incisi più a fondo, e che hanno dunque trattenuto una maggiore quantità di inchiostro. Vi sono tuttavia altri modi per produrre una variazione nella densità dei tratti: il più comune è quello di rifinire il disegno direttamente sulla lastra di rame, utilizzando per esempio la tecnica a puntasecca.